top of page
LogoGruppoInsieme

Piero Bitetti, sindaco di Taranto, sull’omicidio di Sako Bakari

  • Claudio Frascella
  • 20 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

«Scusate il ritardo…»


Dopo dieci giorni, il primo cittadino assume una posizione in Consiglio comunale. Intanto la massima espressione delle istituzioni dello Stato, distingue gli episodi di Modena e Taranto: nella città emiliana si recano Mattarella e la Meloni per manifestare solidarietà alle vittime dell’uomo, origini marocchine, ma italiano da due generazioni, che ha travolto otto persone (due feriti gravi); nel capoluogo ionico, dove c’è stato l’assassinio di un immigrato, lavoratore con permesso di soggiorno, nessuna figura istituzionale

 


Nel giro di pochi giorni l’Italia ha attraversato due episodi di violenza brutale. Entrambi capaci di raccontare qualcosa di vero sul nostro Paese. A Taranto, Sako Bakari, trentacinque anni, originario del Mali, ucciso alle cinque del mattino da un branco di adolescenti, tarantini, dunque italiani, mentre la vittima si avvia alla stazione per raggiungere Massafra e i campi nei quali lavora come bracciante.

A Modena, un cittadino, italiano da due generazioni, origini marocchine, laureato in Economia e commercio, paziente psichiatrico, investe deliberatamente dei passanti, otto in tutto (tutti feriti, due gravissimi). Consentitecelo, ma stupisce la diversa reazione delle istituzioni ai due episodi di cronaca: a Modena si recano il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Non nello specifico, come nei giorni successivi, si torna a discutere di sicurezza, immigrazione, frontiere da chiudere.

Il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, propone «i permessi di soggiorno “a punti”», mentre Roberto Vannacci, a titolo personale (non fa parte del governo), interviene duro, senza freni: «Se importi il terzo mondo, diventi il terzo mondo».

 



E A TARANTO, INTANTO

E a Taranto, intanto? A Taranto non succede nulla. Nessuna visita istituzionale, nessuna dichiarazione, nessun dibattito sulla violenza giovanile, sul razzismo, sulla brutalità del branco. La notizia scivola nella cronaca, ma solo su pochi giornali. Non ci vuole troppa fantasia per capire quali giornali ignorino l’omicidio di Sako Bakari. Eppure, il trentacinquenne maliano, brutalmente assassinato a Taranto, aveva fatto tutto quello che la società italiana richiede ai migranti per essere accolti e diventare, avendone le capacità, risorsa del Paese. Aveva i documenti, Sako, parlava italiano, aveva un lavoro stabile. Stava per diventare daccapo papà, quando il ristorante nel quale lavorava ha chiuso. Non ha avuto problemi, ha subito trovato lavoro nel lavoro agricolo stagionale, svolgendo un’attività pesante, una di quelle che gli italiani non vogliono più fare, aggiungiamo noi. Alle cinque del mattino, con la sua bicicletta si stava dirigendo in stazione per prendere il treno per Massafra.

Mancavano poche pedalate per arrivare in stazione, lasciare in custodia la bicicletta e prendere il treno. Invece, ecco l’incontro fatale: si imbatte in un gruppo di ragazzi che lo aggredisce. Sako viene accoltellato, tenta di rifugiarsi in un bar e il barista, invece di chiamare soccorsi, lo caccia fuori dal suo esercizio consegnandolo di fatto agli aggressori. I ragazzi, lo circondano, lo colpiscono daccapo, fino a che il trentacinquenne maliano cade a terra. Pare che uno dei degli aggressori fumi una sigaretta davanti al corpo del poveretto, inerme. Chiede agli altri se la vittima designata stia ancora respirando.



DOPO L’OMICIDIO, LA SIGARETTA

«È quella sigaretta l’immagine – scriveva ieri Dijana Pavlovic, sull’Unità online – ma non solo per la crudeltà del gesto, piuttosto per quello che rivela: l’assenza totale di percezione dell’altro come essere umano; quando la violenza viene compiuta da italiani, il fatto viene individualizzato: “…sono ragazzi, è un episodio, è una tragedia circoscritta”. Quando l’autore è percepito come straniero, il gesto diventa immediatamente simbolo di “un problema collettivo, di un’invasione, di una minaccia culturale”. Questa asimmetria è strutturale, racconta una gerarchia di chi conta e chi no, di quale vita pesa e quale scivola via senza lasciare traccia».

«Mi sono sentito solo», dice il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, con un lungo discorso in consiglio comunale. «Il sottoscritto – è l’attacco dell’articolo di Valentina Castellaneta sulla Gazzetta del Mezzogiorno di ieri – in più occasioni è diventato il bersaglio preferito di associazioni, esponenti politici di minoranza e, talvolta, anche di maggioranza». In Consiglio, durante il minuto di silenzio, tutti hanno esposto un cartello: «Noi Bakari Sako, Taranto dice no alla violenza».



BITETTI, «ATTACCO POLITICO»

«La tragica scomparsa di Bakari – riporta il quotidiano diretto da Mimmo Mazza, riprendendo quanto detto dal primo cittadino – il bracciante maliano ucciso in Piazza Fontana da un quindicenne, ha scatenato un’ondata di indignazione e una feroce polemica politica. Al centro delle critiche non ci sono stati solo i ritardi del Comune nella proclamazione del lutto cittadino, ma anche l’assenza fisica del sindaco alla manifestazione in onore del migrante, che si è tenuta venerdì scorso in Piazza Fontana, un vuoto istituzionale che ha alimentato le contestazioni di associazioni e attivisti».

Il sindaco ha respinto le accuse, risentendo di quello che lui ha considerato “sciacallaggio mediatico” da parte di chi ha scatenato una sorta di corsa alla proclamazione di solidarietà, a parole, a gesti, con documenti, comunicati. «L’attesa – si è difeso Bitetti – è stata dettata dal rispetto per i tempi dell’autopsia e dalle usanze della famiglia, per preparare un provvedimento condiviso che coinvolga scuole e commercianti».

Commenti


Costruiamo Insieme Scs

CF/P.IVA: 02963230731 

REA: TA - 182579

ALBO NAZIONALE COOPERATIVE N. A231425 Tel: 099 661 13661 

Mail: info@costruiamoinsieme.eu - costruiamoinsiemescs@pec.it

Sede legale/amministrativa: Via F.Cavallotti 84 - 74123 Taranto 

LogoGruppoInsieme
Logo 231

Lavoriamo Insieme Srl

Sede legale/amministrativa: Via F.Cavallotti 84 - 74123 Taranto 

Tel: 099 661 13661 

Mail: info@lavoriamoinsieme.eu

associazionelavoriamoinsieme@pec.it

 

Logo ISO 9001
Logo ISO 9001
PdR-125.png
  • Instagram
  • White Facebook Icon

Copyright ©2018-2019 - Powered by GruppoINSIEME

All rights deserve

bottom of page