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Violenza gratuita a Roma, grave un attore che circolava in monopattino

Claudio Frascella
14 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Calcio dalla minicar…


Vittima Davide Iacopini, in terapia intensiva al San Camillo. L’aggressione subita da un piccolo veicolo a Monteverde.  La “banda” del quartiere colpisce ancora e la violenza gratuita dei minorenni. La Procura indaga per tentato omicidio e non esclude che gli autori non abbiano raggiunto i diciotto anni. Il caso riporta alla luce il fenomeno delle aggressioni a caso nelle città, fino all’omicidio di Sako Bakari a Taranto



La Procura di Roma indaga per tentato omicidio in relazione al ferimento dell’attore Davide Iacopini avvenuto il 5 ottobre scorso. In base a quanto hanno ricostruito gli inquirenti, l’uomo sarebbe stato colpito con un calcio sferrato da una persona che viaggiava sul lato passeggero di una minicar in via Barrili nel quartiere Monteverde Vecchio. L’attore, che viaggiava su un monopattino, è caduto andando ad urtare violentemente contro un’auto in sosta e si trova ricoverato in gravi condizioni all’ospedale San Camillo.

In base anche al racconto di una testimone che ha soccorso l’attore e all’analisi delle telecamere presenti in zona le due persone a bordo della minicar, non si escludono due minorenni, sarebbero tornati indietro per recuperare una scarpa perduta durante l’aggressione. Chi indaga, coordinato dal pm Ambrogio Cassiani, non esclude che gli autori possano essere gli stessi che hanno compiuto altre due azioni simili, sempre nella stessa zona, il giorno precedente. Ad essere presi di mira sono stati una donna che camminava a piedi e un’altra persona a bordo di un monopattino.

 



ALTRO CASO, LA LOGICA DEL BRANCO…

Il giorno seguente una donna si è presentata ai carabinieri per denunciare un’aggressione avvenuta nella stessa zona intorno alle 23 di domenica: ai militari ha raccontato di essere stata avvicinata da una minicar mentre stava tornando a casa e di essere stata colpita alla testa dal passeggero della vettura. L’auto avrebbe poi fatto inversione, andando a impattare contro un altro monopattino, finito contro alcune auto. Sono in corso accertamenti per stabilire se ci sia un collegamento tra i due episodi.

Quello che colpisce, e che gli investigatori stanno valutando, non è il movente. Perché non c'è un movente. Non c’è rapina, non c’è lite, non c’è vendetta. C'è solo un calcio dato da un'auto in corsa a un uomo su un monopattino, poi il ritorno per la scarpa, poi la fuga. È la logica del branco: colpire chi è più debole, più lento, più solo, e farlo per gioco, per sfida, per video, per sentirsi parte di qualcosa.

È la stessa logica che gli inquirenti ritrovano, negli ultimi mesi, nelle aggressioni compiute da bande di minorenni a Roma e in altre città italiane. Ragazzi, anche di 14, 15, 16 anni, che si muovono in gruppo, spesso di notte, spesso in auto o in minicar, che possono guidare già con il patentino, e che scelgono il bersaglio a caso: un passante, una donna, un ragazzo su un monopattino, un uomo seduto su una panchina. La violenza è gratuita, improvvisa, filmata da qualcuno e poi rilanciata sui social. Gli investigatori, nel caso Iacopini, stanno verificando anche l’ipotesi della cosiddetta knockout challenge, la “sfida” che consiste nel colpire con un solo pugno, o un solo calcio, una persona ignara per mandarla ko.



IMPRESE VIOLENTE ED ECLATANTI

A Roma il fenomeno non è nuovo, ma negli ultimi mesi si è fatto più eclatante. La notte del 7 febbraio, nella zona della stazione Termini, tre giovani, due maggiorenni e un minorenne, avrebbero compiuto in auto una vera e propria “caccia all’uomo”, con uno sfollagente telescopico e altre armi improprie, prendendo di mira in sequenza cinque persone di origine extracomunitaria e senza fissa dimora, scelte a caso. Solo un uomo di cittadinanza nigeriana avrebbe sporto denuncia alla Polizia ferroviaria. Secondo la Digos, i tre, alcuni dei quali legati a movimenti di estrema destra, sarebbero stati poi denunciati per lesioni personali aggravate dall’odio razziale e per porto di armi. Per il minorenne, già gravato da precedenti per apologia del fascismo e per avere imbrattato la sinagoga di via Garfagnana con epiteti antisemiti e la svastica, sarebbe stata applicata la misura del collocamento in comunità.

A quella violenza a sfondo razziale si affiancano altre violenze, meno “ideologiche” e più casuali, ma non meno pericolose: aggressioni a ragazzi per un motorino, a passanti per una scarpa, a coppie per un insulto, a chi è da solo in strada. Il comune denominatore è sempre lo stesso: il gruppo che si sente onnipotente, la vittima isolata, il gesto compiuto senza pensare alle conseguenze.



L’OMICIDIO A TARANTO

Il caso più grave, e quello che ha sconvolto l’Italia, è l’omicidio di Sako Bakari, il bracciante maliano di 35 anni ucciso all'alba del 9 maggio di quest’anno a Taranto, in piazza Fontana, Città vecchia.

Bakari stava andando al lavoro in bicicletta quando, secondo la ricostruzione della Procura di Taranto, sarebbe stato notato, accerchiato e aggredito da un gruppo di sei ragazzi: due maggiorenni e quattro minorenni tra i 15 e i 16 anni. L'uomo avrebbe tentato di rifugiarsi in un bar, ma sarebbe stato colpito a calci e pugni e poi, secondo l’accusa, pugnalato con tre fendenti da un quindicenne armato di coltello a serramanico.



QUATTRO MINORENNI

Per l’omicidio, i quattro minorenni, accusati di concorso in omicidio aggravato e di ulteriori aggravanti legate ai motivi futili, restano detenuti negli istituti penali minorili di Bari e Lecce. La procuratrice capo di Taranto, Eugenia Pontassuglia, ha descritto il branco come un gruppo che scorrazzava per la città "alla ricerca della persona da colpire", individuata nella persona vulnerabile, indifesa, e in questo caso nera.

Anche in quel caso non c’era un motivo. C’era, secondo gli inquirenti, la volontà di “importunare” e umiliare un uomo indifeso, e poi la violenza che è sfuggita di mano.

È la stessa domanda che oggi si pongono gli inquirenti a Monteverde: chi ha colpito Davide Iacopini? Si tratta davvero di minorenni? E se il gesto fosse stato compiuto per sfida, per noia, o per odio? Il fascicolo per tentato omicidio è aperto. La scarpa persa, e recuperata da uno dei due che viaggiava nella minicar, potrebbe davvero diventare la traccia che li inchioderebbe uno degli aggressori?

 
 
 

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