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Un confratello racconta la sua esperienza e la storia di un’antica tradizione

  • Claudio Frascella
  • 3 apr
  • Tempo di lettura: 4 min

Taranto e la Settimana Santa


Le gare per aggiudicarsi i simboli. Il rispetto fra le Confraternite. Qualche sgambetto, poi chiarito. Succede all’interno di una storia che risale al 1703. E’ un patrizio tarantino, don Diego Calò, che commissiona due statue. Le Processioni dell’Addolorata e dei Sacri Misteri, i simboli, i perdùne, il pellegrinaggio. Decine di migliaia di fedeli e una folla di turisti e tv che arrivano da tutto il mondo



«La gara per aggiudicarsi i simboli delle due Processioni a Taranto, Addolorata e Misteri, sembrava fosse in qualche modo al ribasso, invece ha avuto una certa impennata: meglio per le Confraternite, che potranno disporre di maggiori risorse per rendere i nostri Sacri riti ancora più belli e attrattivi». Francesco Pignatelli, per tutti Franco, figlio di Luigi Pignatelli, ‘U Cavaliere, già presidente del Taranto.

Dal ’68 confratello del Carmine, dal ’76 dell’Addolorata. «Le emozioni non finiscono mai – racconta – sembra che certe cose non tornino più, invece gli intrecci ti portano daccapo “sotto” la Croce». Una tradizione familiare, quella dei Riti, che comincia nel lontano ’28, settantacinque anni fa. La famiglia di papà Luigi abita a Largo San Martino, nel cuore del Borgo antico.

«‘U Cavaliere diventa confratello dell’Addolorata – ricorda Pignatelli – nello scorso secolo, nel 1928, devoto da sempre a Sant’Antonio, si avvicina ai Riti per via di un lutto familiare; le preghiere non erano state ascoltate e Gianfranco, mio fratello, era scomparso a causa di un male che non perdona; nel ’45, invece, papà entra nella Confraternita del Carmine, un voto lo spinge verso la statua di “Cristo Morto”; dopo la sua scomparsa ho portato avanti io questo suo desiderio, una tradizione di famiglia».



GESU’ MORTO, UNA TRADIZIONE

“Gesù Morto”, una tradizione che per Pignatelli si perpetua dal ’70. Certo, qualche parentesi con la troccola, altro simbolo di prestigio, nell’82 con l’Addolorata, nell’84 con i Misteri. «Ma anche nelle gare – spiega – occorre rigore, questo è il mio punto di vista: partecipo per la “statua di famiglia”; io, di sicuro, insieme ad altri confratelli con cui aspiro a “Gesù Morto”, non gareggerei per altri simboli: un voto è un voto, la scelta è precisa». Così anche quest’anno, Franco è finito “sotto” Gesù Morto.

«In tutti questi anni – puntualizza – abbiamo fatto di tutto, io, parenti e amici, per aggiudicarci la statua di famiglia nelle gare di tutti questi anni: ci sono stati “testa a testa”, ma alla fine sotto le sdanghe siamo andati io, i miei fratelli e altri confratelli con cui abbiamo fatto squadra».

Non è andata, però, sempre liscia se così si può dire. «Ricordo nell’82, una gara forse rimasta nella storia, quando un paio di confratelli fecero di tutto per farci concorrenza: padroni di fare offerte, ma non a giocare al rialzo quasi fosse un dispetto; papà, ‘U Cavaliere, ci restò molto male, non sapeva darsi pace, s’interrogava per questo atteggiamento ingiustificabile: si parlava di voti, penitenza, chiesa; mi colpì una sua espressione: “A nuje?!”, come a dire “Siamo stati sempre corretti, non abbiamo mai ostacolato nessuno e qualcuno vuole quasi prendersi gioco di noi?”».


Di GirWebTV - Opera propria, CC BY-SA 3.0
Di GirWebTV - Opera propria, CC BY-SA 3.0

GARA E REAZIONI ECCESSIVE

C’è un altro episodio. Franco Pignatelli lo ha rimosso, non vorrebbe tornarci sopra. «Ma sì, più avanti tutto è stato chiarito – argomenta – accadde nel 2007, anche stavolta finì sui giornali: quell’anno la gara stranamente era stata accesa, come accade raramente; prendemmo ancora una volta “Gesù Morto”, ma anche qui con una concorrenza inspiegabile tanto da spingere in alto l’aggiudicazione; purtroppo non finì lì, a porte chiuse: chi aveva lanciato la gara seguì la Processione quasi con fare provocatorio».

Da qui, la reazione. «Che, attenzione, non dovrebbe esserci – giustifica – ma commisi l’errore di “chiamare” la sdanga, qualcuno che mi sostituisse per qualche istante sotto la statua; eravamo in via Di Palma, chi aveva giocato al rialzo non si stava comportando correttamente: sguardi, sorrisini, poco rispetto per chi faceva penitenza, pregava; da lì, il parapiglia: ebbi un anno di sospensione, come nell’82; ma, sia chiaro, questo non dovrebbe mai accadere…».



TARANTO, UNA TRADIZIONE

Taranto la Settimana Santa, uno degli eventi religiosi e culturali più intensi del Sud Italia. Le origini risalgono al 1703, quando don Diego Calò, un benestante molto religioso, commissionò a Napoli le statue di Gesù Morto e della Madonna Addolorata. Fu nel 1765, che il suo erede Francesco Antonio Calò affidò la statua perché la custodisse alla Confraternita del Carmine e occuparsi del tramandare la processione dei Misteri.

Il cammino religioso verso la Santa Pasqua si apre ufficialmente con la Domenica delle Palme. Le confraternite del Carmine e di Maria Santissima Addolorata e San Domenico si riuniscono per la gara per l’aggiudicazione delle statue, delle “poste” e dei simboli della Passione. Il più ambito, fra questi, la troccola, strumento in legno che scandisce il tempo dei Riti, insieme a sdanghe e forcelle, legate ai ruoli dei portatori.



SACRI RITI E ADDOLORATA

Il cuore del Giovedì Santo è il pellegrinaggio ai Sepolcri. Dal primo pomeriggio, dalla chiesa del Carmine escono a coppie i Perdoni, confratelli incappucciati che avanzano lentissimi con la caratteristica andatura a nazzecate. Vestiti di bianco, con rosario nero e scapolari blu, i Perdoni visitano tutte le chiese del Borgo Antico e del Borgo Nuovo, in un silenzio carico di significato penitenziale. Il pellegrinaggio si conclude entro la mezzanotte, quando la città si prepara a vivere uno dei momenti più intensi dell’intera Settimana Santa.

Nella notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo, dalla chiesa di San Domenico prende avvio la solenne Processione della Madonna Addolorata, fulcro devozionale della Settimana Santa tarantina. Il corteo attraversa lentamente la Città Vecchia, rievocando il dolore di Maria, per concludersi nel pomeriggio del Venerdì per lasciare spazio alla Processione dei Misteri, che si muove dalla chiesa del Carmine e porta in corteo le statue della Passione di Cristo, accompagnate dal suono cupo della troccola e dalle marce funebri intonate dalle diverse bande musicali, creando un’atmosfera di straordinaria intensità. La processione prosegue per tutta la notte e rientra nella chiesa del Carmine al mattino del Sabato Santo, quando un confratello bussa tre volte al portone per chiedere asilo: un gesto simbolico che segna la fine del dolore e l’apertura alla speranza della Resurrezione.

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