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Un arbitro di calcio chiede il permesso di soggiorno a un extracomunitario

  • Claudio Frascella
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

La puzza di discriminazione…


Forte riflessione Luigi Garlando nella “prima” della Gazzetta dello sport. Fra i best-seller del giornalista-scrittore: “Per questo mi chiamo Giovanni” (dedicato al giudice Falcone), “Buuu” (contro il razzismo), “L’estate che conobbi il Che” e “Sandro libera tutti” (la politica spiegata ai più giovani). «Un direttore di gara», osserva l’autore del corsivo firmato per la Rosea, «non è ufficiale giudiziario, non può richiedere permessi di soggiorno: deve limitarsi al riconoscimento del tesserato, attraverso cartellino e carta d’identità». «Giallo ammonizione, rosso espulsione, nero sospetto?», critica l’autore dell’articolo



Un arbitro chiede il permesso di soggiorno a due giovani calciatori di calcio extracomunitari prima di scendere in campo e scoppia la polemica, coinvolgendo la Figc veneta per un approfondimento sul caso.

E’ accaduto nel padovano, come riporta Il Gazzettino, dove domenica scorsa si affrontavano la squadra locale, San Fidenzio Polverara e il San Precario, nella tredicesima giornata del campionato di Seconda Categoria del girone M, partita vinta dalla prima per 3 a 2.  Al momento del riconoscimento dei giocatori, l’arbitro avrebbe chiesto al dirigente della squadra ospite di mostrargli il permesso di soggiorno dei due giocatori extracomunitari.



SVEGLIA!

Sull’accaduto interviene in prima pagina nella sua rubrica, “La Sveglia”, pubblicata sulla Gazzetta dello sport, il giornalista-scrittore Luigi Garlando. Campionato di Seconda Categoria. A Polverara, la locale San Fidenzio ospita la Polisportiva San Precario di Padova. L’arbitro controlla i cartellini degli ospiti e si sofferma su quelli di due ragazzi africani che lo inducono alla richiesta sconcertante: «Voglio vedere i permessi di soggiorno. I documenti potrebbero essere contraffatti».

La Polisportiva ha in rosa un altro giocatore extracomunitario, dal doppio passaporto, inglese e slovacco, ma evidentemente il colore chiaro della pelle lo mette al riparo dai sospetti. La puzza di discriminazione è potente.



THURAM, FERMATO IN FRANCIA

Viene in mente cosa raccontava Lilian Thuram: «Da piccolo, in Francia, mi chiamavano Noiraude, come la mucca nera e stupida dei cartoni animati. Da calciatore, mi fermavano sempre ai posti di blocco perché era sospetto che un nero guidasse una bella auto».

Come nello spogliatoio di Polverara: la “chiama” trasformata in un posto di blocco. Con una richiesta arbitraria, perché un arbitro non è ufficiale giudiziario e non può richiedere permessi di soggiorno, ma limitarsi al riconoscimento del tesserato, attraverso cartellino e carta d’identità. La corretta posizione del giocatore sarà stata accertata a monte, in ambito federale. I dirigenti del San Precario hanno mostrato comunque i permessi, pur sconcertati, perché da anni il club pratica l’inclusione, accogliendo migranti e richiedenti asilo. Ora sta alla Federcalcio correggere le disfunzioni cromatiche dell’arbitro zelante: giallo ammonizione, rosso espulsione, nero sospetto. Cosa diceva il Che? «Finché il colore della pelle conterà più di quello degli occhi, si lotta». Lottiamo.

 

EPISODIO ASSURDO

«Un episodio al limite dell’assurdo – ha dichiarato il presidente del San Precario, Roberto Mastellaro – francamente non so se l’arbitro abbia sbagliato per una sua leggerezza o dove volesse arrivare. Ma l’episodio l’abbiamo trovato discriminatorio: in 18 anni non mi era mai capitato. In rosa abbiamo anche un altro extracomunitario dal doppio passaporto inglese e slovacco, ma per lui, al contrario dei due ragazzi neri, non è stato chiesto nulla».

La vicenda, viva la solidarietà, scrive il Gazzettino ripreso dall’agenzia giornalistica Ansa, è stata confermata anche dai dirigenti della squadra di casa: «La richiesta dell'arbitro – ha infatti riportato Daniele Trivellato, segretario del Polverara San Fidenzio – mi è sembrata davvero strana». Nel frattempo sono stati informati i dirigenti federali che si sono riservati di svolgere un approfondimento.

 



INDAGINI E RISULTATO FINALE

«Ho chiesto a Mastellaro –  è intervenuto il numero uno della Figc veneta, Giuseppe Ruzza – di scrivermi due righe di quanto accaduto e lasciarmi il tempo per documentarmi e saperne di più». «E’ un episodio che devo verificare prima di procedere – ha osservato il presidente Aia Veneto, Tarcisio Serena – ma nel modo più assoluto nessun permesso di soggiorno deve essere mai richiesto dall’arbitro: non è mica un ufficiale giudiziario; le modalità di riconoscimento per un tesserato sono quattro: il documento d’identità, il tesserino federale, la conoscenza diretta da parte dell’arbitro e la foto del tesserato autenticata dal Comune».

Ma siamo in Italia, dove dirigenti dopo due fiaschi “mondiali” stentano a dimettersi dalle loro comode e redditizie poltrone. «Due righe», quattro sarebbero forse compromettenti? Quando un tempo i giudici a fine dibattito dichiaravano: «Acquisiti gli elementi, mi ritiro per deliberare». Due righe. Così, magari, questo arbitro così zelante ce lo ritroviamo fra qualche anno in serie A, a chiedere permessi di soggiorno a Leao, Thuram, Lukaku, Kalulu…

 

 
 
 

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