Poliziotto indagato per omicidio volontario
- Claudio Frascella
- 8 minuti fa
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Abderrahim, è omicidio
L’accusa del Pubblico ministero nei confronti dell’agente sarebbe sempre più solida. Riscontri anche negli interrogatori resi in Questura dai suoi quattro colleghi. A questi sono stati contestati favoreggiamento e omissione di soccorso. Dopo aver ammazzato il pusher, l’uomo avrebbe alterato la scena del delitto ponendo una pistola accanto al cadavere del ventottenne marocchino. Sgomento del presidente del Consiglio, plauso del ministro per le indagini della Polizia di Stato che non ha fatto sconti

Temeva guai seri, così ha cercato di dare una versione totalmente diversa dei fatti, cioè di aver sparato ad Abderrahim Mansouri, dopo che quest’ultimo gli aveva puntato un’arma contro. Questa sarebbe la verità, la sua verità. Quella di Carmelo Cinturrino, il poliziotto che lo scorso 26 gennaio ha ucciso un pusher «durante un controllo nel boschetto di Rogoredo», fermato con l’accusa di omicidio volontario. Ma alla fine, anche prima, considerando i tempi con cui gli investigatori sono arrivati alla verità e a costringere il “fermato” a una piena confessione.
La polizia fin dai primi riscontri assunti sul luogo del delitto, non era apparsa convinta di quanto reso a poca distanza su quanto accaduto dal protagonista della vicenda. L’agente di polizia aveva goduto anche della copertura di un collega che più tardi avrebbe reso piena confessione a proposito di una valigetta ritirata in caserma e nella quale era custodita una pistola posta accanto al cadavere di Abderrahim perché il ventottenne di origini marocchine figurasse armato. E’ quanto riporta in momenti diversi rispetto alle indagini, l’agenzia giornalistica Ansa, in una serie di una cronaca puntuale a firma di Francesca Brunati e Igor Greganti.

MELONI: «TRADIMENTO AL PAESE»
«Sgomento per gli sviluppi di Rogoredo, sarebbe tradimento della nazione», la dichiarazione di Giorgia Meloni, capo del governo; «Cinturrino è un ex poliziotto, un delinquente», secondo Vittorio Pisani, capo della Polizia di Stato. Sono le dichiarazioni a caldo del massimo rappresentante del governo e dell’ex prefetto, oggi a capo delle forze dell’ordine. Una risposta netta, che non pone repliche a una ferma condanna su quanto avvenuto a Rogoredo, provincia di Milano lo scorso gennaio. Facciamo un passo indietro. Stralci di quanto scritto riportato a caldo dalla stampa, cui gli inquirenti avevano reso quei pochi elementi dei quali erano in possesso.
«Aveva diversi precedenti e svariati alias Abderrahim Mansouri – riportano organi di informazione il giorno dopo – il ventottenne marocchino ucciso dal colpo partito dalla pistola di un poliziotto in borghese; l’agente stava svolgendo un controllo nei boschetti tra San Donato e il quartiere milanese di Rogoredo, zone della città note per lo spaccio».
UN ALTRO PASSO INDIETRO
«Irregolare in Italia, Mansouri aveva precedenti per spaccio, rapina, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Era noto alle forze dell’ordine già dall’agosto 2016, quando durante un controllo aveva avuto uno scontro con un carabiniere, ferendolo e provando a disarmarlo».
«“Lui aveva la mano in tasca, ha tirato fuori la pistola e me l'ha puntata. Mentre stavo per fare lo scatto per andare avanti, ho estratto l’arma e ho esploso un colpo”. A parlare, durante l’interrogatorio svoltosi martedì 27 gennaio, è il poliziotto che ha ucciso con un colpo di pistola alla testa un 28enne armato di pistola a salve a Rogoredo (Milano)».
Questa la cronaca a caldo. E pensare che le cose per qualche ora stavano andando come aveva previsto l’agente Cinturrino, sconfessato, invece, ora dopo ora dalle indagini svolte dalla stessa Polizia di Stato. Adesso, stando a quanto riportato in conferenza stampa dai vertici delle Forze dell’ordine, saranno riesaminati altri episodi avvenuti in precedenza per fare piena luce sul giro di spaccio.

INFINE, L’IPOTESI DEL PIZZO
C’è anche un’ipotesi agghiacciante a fare da sfondo alla vicenda dell’omicidio di Abderrahim: la richiesta di “pizzo” avanzata da Cinturrino, l’agente di polizia macchiatosi del delitto del giovane marocchino. Una richiesta di soldi al pusher, motivo che nell'ultimo periodo avrebbero portato a dissapori e tensioni.
Scrive ancora l’Ansa, a firma dei cronisti Brunati e Greganti. «E’ uno dei temi su cui stanno lavorando gli investigatori della Squadra Mobile di Milano nell'indagine coordinata dal pm Giovanni Tarzia e dal procuratore Marcello Viola sulla morte di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo durante un controllo anti spaccio, dall’assistente capo Carmelo Cinturrino».
«Il poliziotto – riporta l’agenzia – è ora indagato per omicidio volontario, accusa sempre più solida e che ha trovato riscontri anche negli interrogatori resi ieri in Questura dai suoi quattro colleghi ai quali sono stati contestati il favoreggiamento e l’omissione di soccorso».

PIANTEDOSI, COMPIACIUTO IL MINISTRO
Mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha dichiarato di essere compiaciuto per il fatto che «la Polizia di Stato sia in grado di fare chiarezza e di non fare sconti a nessuno anche al proprio interno», poche ore dopo il delitto, Cinturrino aveva raccontato al Pubblico ministero di aver sparato un colpo dopo aver visto Mansouri prendere la pistola e puntargliela contro. Pertanto, quel colpo di pistola esploso all’indirizzo del ventottenne marocchino, sarebbe stato dettato damotivi di difesa. Una versione, quella resa dal poliziotto, a cui fin da subito il pmnon ha creduto, tanto da spingere gli inquirenti a svolgere indagini serrate.
Cinturrino, durante un incontro con il suo difensore, non ha fatto altro che confermare quanto dichiarato a caldo, salvo poi perfezionare la sua posizione avendo agito, a suo dire, per legittima difesa. Diversa, però, la posizione dei suoi colleghi che in un primo momento lo avevano coperto. Gli agenti, infatti, messi alle strette dall’evidenza, poco dopo hanno scelto di raccontare un’altra storia rispetto a quella rilasciata dal collega. Invitati a rendere piena confessione, i poliziotti in servizio la sera del 26 gennaio scorso hanno chiarito la loro posizione fornendo elementi utili alla ricostruzione su quanto accaduto.




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