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Laura Santi si è auto-somministrata il farmaco

  • Claudio Frascella
  • 23 lug 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

«Addio, vado “di là”»


La giornalista perugina, cinquant’anni, era affetta da una forma progressiva di sclerosi multipla. Accanto a lei il marito Stefano e rappresentanti dell’“Associazione Luca Coscioni” della quale la donna faceva parte. Tre anni fa la richiesta iniziale alla Asl, che aveva sortito due denunce, due diffide, un ricorso d'urgenza e un reclamo nei confronti dell’Azienda sanitaria

 

«La vita è degna di essere vissuta, se uno lo vuole, anche fino a cento anni e nelle condizioni più feroci, ma dobbiamo essere noi che viviamo questa sofferenza estrema a decidere e nessun altro». Sono le ultime parole di Laura Santi, la giornalista umbra di cinquant’anni, morta nella sua casa di Perugia, dopo essersi somministrata un farmaco letale. La notizia del decesso della giornalista è stata resa nota dall’“Associazione Luca Coscioni” della quale la stessa Laura era stata attivista. 

La donna era affetta da una forma progressiva di sclerosi multipla. Nell’ultimo tratto di vita, la giornalista ha voluto accanto a sé Stefano, suo marito, l’uomo che le è stato vicino fino all’ultimo respiro in quella che molti giornali hanno considerato una “battaglia sul fine vita”: «Per lei – ha dichiarato l’uomo – le sue sofferenze erano diventate intollerabili: dopo anni di progressione della malattia, nell'ultimo anno Laura aveva registrato un feroce peggioramento delle sue condizioni».

📌 La prima pagina di Repubblica di oggi, 23 luglio 2025.
📌 La prima pagina di Repubblica di oggi, 23 luglio 2025.

MAI STANCARVI DI COMBATTERE

«Io sto per morire – le parole di Laura – non potete capire il senso di libertà dalle sofferenze, dall’inferno quotidiano che ormai sto vivendo; o forse lo potete capire: state tranquilli per me, io mi porto di là sorrisi, credo che sia così. Mi porto di là un sacco di bellezza che mi avete regalato. E, vi prego, ricordatemi, e nel ricordarmi non vi stancate mai di combattere: non vi rassegnate mai; lo so che lo fate già, però non vi rassegnate mai. Non vi stancate mai, anche quando le battaglie sembrano veramente invincibili».

«Laura ha affrontato un lungo e complesso iter giudiziario, civile e penale – ha riportato l’ “Associazione Luca Coscioni” – per vedere riconosciuto il diritto ad accedere al suicidio medicalmente assistito». L’associazione ha seguito l’intero iter. Tre anni fa la richiesta iniziale alla Asl, che aveva sortito due denunce, due diffide, un ricorso d'urgenza e un reclamo nei confronti dell'azienda sanitaria; solo nello scorso novembre la donna aveva ottenuto la relazione medica completa che attestava il possesso dei requisiti stabiliti dalla sentenza 242\2019 della Corte costituzionale e a giugno 2025 la conferma dal Collegio medico di esperti e poi del Comitato etico sul protocollo farmacologico e sulle modalità di assunzione.

 


L’AUTOSOMMINISTRAZIONE

A questo punto, riporta l’agenzia giornalistica Ansa, è stato attivato su base volontaria il personale medico e infermieristico che ha assistito Laura Santi nella procedura di auto-somministrazione del farmaco utilizzato per il suicidio assistito. La giornalista che aveva avuto il via libera dalla sua Asl di riferimento, era affetta da una forma progressiva e avanzata di sclerosi multipla. In Italia, il suicidio assistito, o morte assistita, è la pratica con cui a determinate condizioni ci si autosomministra un farmaco per morire e in Italia è legale dal 2019 a seguito di una sentenza della Corte costituzionale.

Secondo la maggioranza delle persone sottoposte a studio, ha dichiarato di scegliere il proprio destino per ragioni diverse. Fra queste: rimanere protagonisti della propria vita sino alla fine, controllando anche quando morire; rimanere autonomi, con dignità; morire a casa propria.



EUTANASIA O SUICIDIO ASSISTITO

Secondo procedura, con l’eutanasia, il personale sanitario ha un ruolo determinante in quanto è un medico ad intervenire. Si considera eutanasia passiva quando si sospendono le cure o si spengono i macchinari che tengono in vita il paziente; eutanasia attiva, invece, è considerata quando il medico deve somministrare dei farmaci per porre fine alle condizioni della persona.

Per il suicidio assistito, invece, è la persona malata che assume in autonomia il farmaco per porre fine alla propria condizione.


 

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