Gino Paoli e il rapporto con il mare e questo angolo di cielo
- Claudio Frascella
- 1 giorno fa
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«Taranto, papà salvò un equipaggio»
«Aldo, mio padre, mi aveva raccontato come mise in salvo i suoi ragazzi: aveva visto ricognitori inglesi che fotografavano le navi italiane in Mar Grande: fu una notte terribile, sessanta morti, seicento feriti». La scomparsa di uno dei padri del cantautorato italiano, insieme ad altri colleghi fondò la scuola genovese: Tenco, De Andrè, Lauzi, Bindi. «Li incontrerò daccapo, l’idea di rivederli mi aiuta ogni giorno…»

«Papà comandava il sommergibile Fratelli Bandiera, poi divenne comandante della Littorio; quando vide i ricognitori inglesi fotografare il porto di Taranto, portò la sua nave al largo, e la salvò dall’attacco del 12 novembre del 1940». E’ uno dei passaggi di una lunga intervista rilasciata da Gino Paoli, scomparso martedì scorso a novantuno anni, al Corriere della sera a firma di Aldo Cazzullo. Ricordava al giornalista, scrittore, conduttore televisivo un episodio che ha profondamente segnato la storia di Taranto. Insomma, il padre del cantautore di una lunga serie di successi, aveva messo in salvo nave ed equipaggio.
Non ci fu verso, evidentemente, per convincere gli equipaggi, ma soprattutto i comandanti delle altre navi in rada, a seguire il suo esempio. Papà Aldo, aveva frequentato l'Accademia Navale di Livorno, riuscì a salvarsi. Nell’attacco aereo inglese inglesi alla flotta navale italiana in Mar Grande furono colpite e danneggiate le navi Cavour e Duilio oltre alla stessa Littorio. Cinquantanove morti, seicento feriti. Il papà del papà si chiamava Gino, come lui, lavorava nelle acciaierie di Piombino, altra similitudine con Taranto.

SAPORE DI SALE, IN MEZZ’ORA
«Sapore di sale, la scrissi in mezz’ora, come se qualcuno me la stesse dettando; erano anni meravigliosi, anche gli operai avevano le millecinquecento lire per andare alla Capannina, e si pensava che quel benessere sarebbe durato per sempre, vedevo già nuvoloni all’orizzonte». A Taranto era stato più volte, bellissimo il concerto con l’Orchestra ICO della Magna Grecia del 2012, sul palco con Paoli anche la cantante Nina Zilli. Fu l’occasione per riascoltare le memorabili “Il cielo in una stanza”, “Sapore di sale”, “Senza fine”, “Che cosa c’è”, “La gatta”.
Nei primi Anni Sessanta era stato spesso ospite in Puglia. Uno dei primi inviti raccolti, quello del ristorante Il Gabbiano di Mola di Bari del quale era proprietario un coraggioso Lorenzo Giliberti. Quattro serate, una dietro l’altra. Ma poi aveva cantato anche alla Lampara di Trani, a Bari, al Petruzzelli, ma anche del Teatroteam con Ornella Vanoni.

…MARINA DI PULSANO
A Taranto, Anni Settanta, invece era stato ospite di Gianfranco Campo, per una sera al Veliero di Marina di Pulsano, sede estiva del suo Penthouse di Taranto. Paoli, autore e interprete, ebbe un secondo momento di grande popolarità, tanto che aveva scritto una seconda serie di successi: le splendide “Una lunga storia d’amore”, “Ti lascio una canzone”, “Averti addosso”, “Da lontano”, “Questa volta no”, “Coppi”. Quest’ultima dedicata al grande ciclista di cui il cantautore genovese era un sostenitore.
E anche per rispondere alla scanzonata dedica del suo amico Paolo Conte a “Bartali”. Coppi e il Genoa due sue grandi passioni sportive. Vero, Gino era nato a Monfalcone, tanto che scherzandoci su scrisse “Genova non è la mia città”. «Che palle, tutte le volte che i ragazzi delle radio mi intervistano fanno tutti la stessa introduzione, prima parlano della Scuola genovese, poi, immancabile: “Ci permetta, ma lei è nato a Monfalcone…”, così quella volta li avevo preceduti con “Genova non è la mia città”, una canzone scritta per sorridere, e invece la cosa l’avevano presa talmente sul serio, che tempo dopo gli stessi sarebbero tornati per dirti, senza aver colto l’ironia della canzone: “…allora avevamo ragione noi, ci voleva tanto a confessarlo?”».

TENCO, LAUZI, DE ANDRE’…
In realtà, mamma Caterina, friulana, in attesa di Gino, si trasferì da Pegli, quartiere genovese nel quale abitava con il marito Aldo, a Monfalcone. Allora, di solito, si faceva così. Dopo la nascita di Gino il ritorno a Genova. Il piccolo Paoli cresce, scrive una bella serie di successi, entra di diritto nella schiera dei cantanti e autori genovesi di quella straordinaria generazione: Tenco, Bindi, De Andrè, Lauzi, non c’è che dire, una bella squadra. «Un giorno ci ritroveremo come quei “Quattro amici” della canzone con cui vinsi il Festivalbar; mi toccherà fare le valigie, ogni sera mi rivolgo a Dio, gli chiedo perché mi abbia sottoposto all’immenso dolore della perdita di un figlio, Giovanni; nessuna risposta, tornerò a chiederglielo di persona…»




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