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SANGUE E ARENA, MA NON È UN FILM

  • comunicazione283
  • 24 mag 2017
  • Tempo di lettura: 2 min

Alle 22,30 di lunedì, a Manchester, un kamikaze si è fatto esplodere in una arena affollatissima di giovani che si erano ritrovati per assistere al concerto della cantante Ariana Grande.

In totale le vittime sono 22. La più piccola aveva solo otto anni. Centinaia sono le persone rimaste ferite.

Un atto terroristico firmato dalla viltà e dalla crudeltà estrema perché chi ha colpito sapeva di colpire fra tante persone per ottenere il maggior danno possibile, ma sapeva anche che si trattava di un raduno di giovanissimi fans della cantante.

E così l’Inghilterra si ritrova a piangere i suoi figli dopo l’attentato del 2005 nel quale trovarono la morte 57 persone e ne furono ferite 700.

A rivendicare l’atto terroristico è stata ancora una volta l’ISIS che pare ormai aver collaudato la strategia dei “lupi solitari” e delle “cellule sparse”, spesso arruolati a posteriori e, ancor più spesso, radicalizzatisi lontano dai loro Paesi di origine o, addirittura di seconda generazione.

Secondo quanto riferito dal TelegraphSalman Abedi è nato a Manchester nel 1994 ed è il terzo di quattro figli di una coppia di rifugiati libici scappati in Gran Bretagna durante il regime di Gheddafi.

L’unica certezza è che alla base di queste azioni finalizzate a fare stragi non c’è la religione.

Vi è, al contrario, un insensato attacco al modello occidentale, prima ricercato poi indicato come il “male” da sconfiggere.

E’ indiscutibile la debolezza delle politiche inclusive dei Paesi europei così come debole è il welfare. Ma tutto questo non giustifica una strage.

Niente può giustificare una strage!

Da qualsiasi parte arrivino violenza e morte non sono giustificabili. In nessun caso! Per nessun motivo!

Il dolore provato per i bambini, le donne, gli uomini morti in ogni parte del mondo, sotto le bombe o attraversando il deserto e il mare non è diverso dal dolore che proviamo per le persone che hanno perso la vita a Manchester per mano di un folle.

Si, folle! Perché solo la mano di un folle può armarsi per spingere il bottone di una strage!

Tutta la comunità di Costruiamo Insieme, multietnica e ricca di scambi fra culture, esprime il suo profondo sentimento di condanna contro l’attentato di Manchester e contro ogni forma di violenza.

Il dialogo ed il confronto restano per noi l’unica arma possibile.

 
 
 

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