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«Quelle cicatrici, un dolore incancellabile» Michael, nigeriano, la fuga, le torture, la libertà.

  • comunicazione283
  • 19 ott 2017
  • Tempo di lettura: 2 min

 Ci vuole poco per guadagnarsi una sincera stretta di mano di Michael, nigeriano, ventinove anni. Da cinque mesi in Italia, parla inglese, ma già comprende qualcosa di italiano. Anche lui è fuggito da un Paese, la Nigeria, nel quale, comunque vada, fra militari, miliziani e bande armate, corri sempre il rischio di prenderle. Di brutto e senza una apparente giustificazione. Sfuggi alle intenzioni degli uni e ti ritrovi accerchiato da quelle degli altri. E quando non hai scampo, ti raggomitoli e invochi pietà, sperando che ti sentano. Calci e pugni, mentre gli altri aggressori tengono le armi puntate contro. E se non bastasse, anche colpi con il calcio di una pistola, di un fucile per provocarti ferite. Una mattanza.  – spiega davanti a un normale caffè, a dispetto di quanti dicono che la nostra “tazzina” sia forte per i loro gusti –

Non ha memoria del sorriso. Lo ha perso nel tempo.– racconta Michael –Non esistevano giorno e notte, durante la prigionia i carcerieri ti svegliavano, spiega, e giù calci, ovunque capitasse. In faccia, sui fianchi, nelle parti basse, sulla schiena.  “devi chiamare i tuoi familiari, farti mandare soldi, altrimenti ti ci rispediamo noi a casa, ma un pezzo per volta!” 

Foto Michael

Non solo non sorride, Michael. Gli si riempiono gli occhi di lacrime quando gli chiediamo di ricordarci un episodio violento.  – dice, ci fa sentire a disagio, la domanda però è già partita – 

Il ventinovenne nigeriano ha le braccia raccolte sul tavolino del bar. Nonostante i cinque mesi in Italia, comprende il senso delle domande, anche se a darci una mano c’è Alassane, operatore del Centro di assistenza straordinario “Cavallotti”. Si fa coraggio, Michael, alza la maglia su polsi e braccia. – sembrano provocate da sigarette accese, coltelli – 

Per gli aguzzini la vita ha un costo, miserabile come i loro sentimenti.  – dice – 


Piange, fissa dentro la tazzina, Michael. Giureremmo che è un accenno di sorriso quando parla di sogni. – confessa – 

Non sa che in Italia la categoria degli idraulici è fra quelle più invidiate.  – spiega – 

L’Italia per Michael.  E Taranto. 

 
 
 

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