Il duro scontro con la miseria
- comunicazione283
- 28 ott 2018
- Tempo di lettura: 2 min
La marcia dei poveri in America.
Immaginate una città con un tasso di omicidi di dieci volte superiore a quello di Baghdad e con una media di quasi una dozzina di assassinii al giorno. Una città che più volte nelle classifiche internazionali sulle zone più pericolose al mondo ha ottenuto il dubbio onore di piazzarsi al primo posto.
Bene, quella città esiste davvero, ed è San Pedro Sula, un Comune di oltre mezzo milione d’abitanti situato nell’Honduras settentrionale.
Concentratevi ora, un attimo, sull’immagine di un fiume che si ingrossa nel corso del suo cammino verso la foce e paragonatela alle migliaia di persone che stanno marciando, partite dall’Honduras, che hanno già attraversato Guatemala e Messico con l’obiettivo di entrare negli Stati Uniti d’America.
Sono partiti in 3.000, oggi se ne contano 10.000.
E’ la marcia dei poveri, dei perseguitati dalla criminalità, di chi è talmente afflitto da miseria e violenza, da non essere più trattenuto neanche dagli affetti, per i propri cari e per la propria terra. Cercano pane e rispetto, per sé, per i loro figli. Aumentano lungo il cammino, che si è trasformato in marcia politica, per rivendicare il diritto a una vita dignitosa, di lavoro e giustizia.
Un vero e proprio esodo di persone disperate: oltre tremila cittadini dell’Honduras hanno deciso, tutti assieme, di lasciare il proprio Paese e di tentare di raggiungere gli Stati Uniti con una camminata di migliaia di chilometri, attraverso il Guatemala e il Messico. Fuggono, affermano, dalla povertà, dalla violenza quotidiana, dalla corruzione e mala politica. Sono soprattutto poveri campesinos, spesso con mogli, figli, persone in sedia a rotelle.
Nonostante i Governi dei Paesi di transito abbiano provato ad opporsi al loro passaggio, sono stati accolti e rifocillati dai cittadini e da una vasta rete di organismi e associazioni. La Chiesa, attraverso la varie realtà che si occupano di migrazioni, si è sforzata non soltanto di accogliere i migranti honduregni, ma anche di garantire loro un corridoio umanitario.
Si sono messi in cammino a piedi, attraverso foreste e fiumi, trascinando le valigie, con i loro figli tra le braccia, sotto la pioggia. Oppure stipati a bordo di autobus e camion. Con il miraggio del Nord, gli Stati Uniti, magari il Canada, dove cercare condizioni di vita migliori.
Una speranza che trova di fronte a sé il muro innalzato da Donald Trump.
Il presidente Usa non ha alcuna intenzione di dare accoglienza ai migranti honduregni, ribadisce la sua politica contro l’immigrazione e ha minacciato Honduras, Guatemala e El Salvador di tagliare loro gli aiuti finanziari se non bloccheranno l’avanzata verso gli Stati Uniti.
In un del Presidente Trump la sintesi di quella che si preannuncia l’ennesima tragegia umanitaria:
La risposta è eloquente: ha dichiarato in un’intervista al uno degli immigrati, Luis Navarreto.
Sarà l’ennesimo scontro delle povertà e delle sofferenze contro un muro, fisico e ideologico: la parola d’ordine è respingere!
Sempre dopo aver depredato!








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